
Cosa significa essere una persona transgender?
Al giorno d’oggi, si sente parlare sempre più dell’identità transgender che corrisponde alla lettera T della sigla della comunità LGBTQIA+. Ma cosa vuol dire essere una persona trans? Come non fare confusone con il lessico e quali errori evitare? Leggi il nostro articolo per saperne di più.
Identità transgender: partire alla scoperta di sé
Cosa vuol dire essere transgender?
Una persona transgender non si identifica con il genere e il sesso assegnato alla nascita. Questo non significa necessariamente che si riconosca nel sesso, nel genere o nel ruolo di genere opposto. Alcune persone transgender non si identificano nel binarismo di genere maschile-femminile, uomo-donna: esistono persone trans non-binarie, intersex etc.
In ogni caso, si tratta di un’identità di genere, ovvero del modo in cui una persona i percepisce e si definisce rispetto al genere a cui sente di appartenere. Molto spesso il l’identità di genere corrisponde al sesso biologico e in quel caso si parla di persone cisgender. Quando non accade, si parla di persone transgender.
Il lessico da conoscere sull’identità trans
- Un uomo trans è una persona che è nata in un corpo femminile ma si identifica al maschile.
- Una donna trans è una persona nata in un corpo maschile ma che si identifica al femminile.
Piccolo punto importante: transgender non è sinonimo di transessuale!
- Transessuale è un termine nato in campo medico e psichiatrico. È stata usata a lungo a sottolineare un falso carattere patologico dell’identità trans. L’identità transessuale non è una patologia o un problema, è un’identità valida, legittima e che esiste da secoli.
- Alla parola transessuale si preferisce il termine transgender, ovvero un termine ombrello che comprende tutte le persone che non si riconoscono necessariamente nel binarismo.
La transizione di genere e la disforia di genere
L’identità personale è complessa da spiegare, e questo vale anche per transgender. Anche perché ogni individuo è unico, quindi vive, sente e si esprime in modo diverso. Una persona trans può fare coming out, quindi informare le persone che ha intorno della propria identità.
Alcune persone trans provano un forte disagio psicologico e fisico che deriva dalla discrepanza tra la propria identità di genere e il sesso biologico. Questa condizione si chiama disforia di genere. Che la disforia sia presente o meno, in gradi più o meno forti, esistono diversi cambiamenti possibili che permettono di avere delle caratteristiche più simili al genere a cui si sente di appartenere. Dopo il coming out, è possibile cambiare nome, i pronomi utilizzati, il tipo d’abbigliamento, sottoporsi a terapie ormonali e/o interventi chirurgici per delle trasformazioni fisiche più evidenti. Tutte queste fasi fanno parte della transizione di genere. Il percorso di transizione è una scelta, fatta di varie tappe, non tutte obbligatorie. Per esempio, alcune persone non intraprendono la transizione medica perché, altre invece sì.

Vivere e accettare l’identità transgender
Transgender, un fenomeno recente?
Molte persone parlano dell’identità trans come di una moda. Ebbene, non è affatto così. Se ne parla molto grazie alle lotte per i diritti umani, grazie alla diffusione dei social che permettono una maggiore espressione delle minoranze. Ma le persone trans rappresentano tra lo 0,5 e l’1% della popolazione.
Anche da un punto di vista storico, le persone trans sono sempre esistite in tutte le culture del mondo. Pensa che già gli antichi greci e i romani ne parlavano al loro tempo! Quindi no, non si tratta di una moda. E non si tratta di una fase! Più del 99% delle persone trans che hanno fatto coming out e hanno iniziato un qualche tipo di transizione (nome, abbigliamento, ormoni etc), non vorrebbero mai tornare indietro.
Transfobia, deadnaming e misgendering
Molte persone trans si battono tutti i giorni contro forti discriminazioni, stigmi e subiscono violenze fisiche, verbali e simboliche. Questo insieme di discriminazioni verso l’identità trans si chiama transfobia. A questo, si aggiungono le forme di discriminazione sociale, a lavoro, economiche, scolastiche, che spesso spingono molte persone trans alla depressione e ad atti più estremi.
Altri 2 errori che alcune persone commettono, spesso per ignoranza, sono il deadnaming e il misgendering. Il primo significa usare il dead name, il nome assegnato alla nascita e che la persona potrebbe invece aver cambiato per sentirsi più in sintonia con la propria identità. Il secondo invece vuol dire utilizzare i pronomi sbagliati quando ci si riferisce ad una persona trans.
Amarsi e sostenere le persone trans
Se sei una persona trans, potrebbe esserti già successo di essere vittima di transfobia o di trovarti in un ambiente transfobico. Che si tratta di “amicizie”, familiari o conoscenti, non farti influenzare dai loro commenti e dai loro comportamenti, per quanto difficile possa essere. Se puoi, allontanati dalle persone che non ti accettano e circondati di persone accoglienti e ben disposte nei tuoi confronti.
Invece, se conosci una persona trans, ricordati sempre di usare il pronome giusto e di chiamarla con il nome che ha scelto. E se hai dei dubbi su qualcosa, falle delle domande. Ovviamente, evita domande sulle operazioni chirurgiche e sulla transizione di genere, quelle sono decisioni intime e personali che non ti riguardano, a meno che la persona in questione non voglia parlartene ma starà a lei tirare fuori il discorso.

Speriamo di averti guidato nel comprendere che l’identità di una persona è molto complessa. Per quanto riguarda le persone transgender, ovviamente non esiste una definizione unica valida in assoluto, perché ogni persona è diversa. Ricorda: è normale porsi domande sulla propria identità e soprattutto poter affermare liberamente la propria identità di genere.
